lunedì 27 febbraio 2017

La sensibilità....


Le cartomanti, gli oroscopari, i lettori di mano iniziano spesso dicendo al cliente : lei è una persona molto sensibile. Anche le aspiranti veline o miss tendono a sottolineare di essere "donne sensibili" ( forse per annacquare l'immagine di banalità e di strumentalizzazione di cui sono oggetto).
Essere sensibili non vuol dire essere pronti a soffrire, o sentirsi vittime, o commuoversi, fare i sofferenti in amore o rispondere immediatatamente ai bisogni, spesso tiranneggianti, di qualcuno, o farsi travolgere dalle lamentele pattumiera di chi impietoso scambia l'essere ascoltati con il riempimento del sacchetto dei rifiuti. Nella sensibilità vera ci sono i confini del nostro sè psicocorporeo, differenziato e separato dai confini con l'altro. Sensibilità è soprattutto essere empatici, flessibili e umili. Essere rispettosi "dell'altro e di se stessi"; avvertire la presenza dell'altro col suo bagaglio di sofferenza ma anche di gioie, (chissa perchè si è più propensi a prendersi i dolori che le gioie degli altri) senza farci sommergere e senza cadere nel giudizio. Essere presenti quindi è quella sensibilità che ci consente di essere con l'altro senza farci travolgere o identificarci; senza farsi manipolare dai suoi egoismi, ed è l'unica condizione per poter essere veramente e sinceramente d'aiuto. 

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