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giovedì 1 dicembre 2016
Un grazie di cuore ai membri del gruppo psicosomatica del mercoledì per il lavoro straordinario svolto nella seduta di ieri sera.
Abbiamo lavorato con metodo misto di vegetoterapia carattero-analitica e bionenergetica sulla focalizzazione visiva per scaricare tensioni e blocchi a livello del bulbo oculare e del muscolo ciliare al fine di recuperare la capacità di "aprire gli occhi" sulla propria realtà interiore e sulla propria storia personale, recuperare il contatto umano autentico vero attraverso la luce degli occhi ( si sa gli occhi sono lo specchio dell'anima). Abbiamo ripercorso con actings specifici il vissuto prenatale (sappiamo che al quinto mese di gravidanza il feto ha l'apparato uditivo perfettamente funzionante e pertanto inizia il primo profondo imprinting affettivo-relazionale, strutturale, di personalità): emozioni straordinarie sono venute fuori attraverso la liberazione del respiro, con abreazioni di pianti di benessere, pianti di gioia, emozioni liberatorie anche di sofferenza fetale. Abbiamo lavorato in coppia sul relazionarsi a livello corporeo con esercizi di gioco e d'incontro attraverso il contatto visivo, delle mani, dei piedi e del movimento del cinto pelvico per mobilizzare le gambe e le rotule ( sede dell'autonomia), per ritrovare l'armonia antica , la grazia che nel corso delle vicende biografiche di vita abbiamo relegato nel nostro passato. Il "sentirsi vivi" come stato a cui tendere attraverso l'allargamento spontaneo del respiro, movimento, la vibrazione ed il contatto neurovegetativo. Abbiamo concluso con la verbalizzazione delle emozioni in gioco prendendo consapevolezza, qui ed ora, dell'assetto emozionale-energetico corporeo di ognuno in un clima di profondo benessere , di contatto psico corporeo autentico, con occhi lucidi, colorito roseo del viso e della pelle e espressioni scoppiettanti di risate giocose in un clima ludico e gioioso. Un grazie di cuore per le emozioni che mi avete suscitato , un abbraccio a voi tutti.
martedì 29 novembre 2016
Fare lo psicoterapeuta è il "fare dell'anima"... Essere o sentirsi terapeuta "fa parte dell'ego", "io presumo di essere", io m'identifico, "io sono".
Nella specificità del nostro lavoro conta moltissimo quella che viene definita "l'equazione personale", cioè la nostra struttura e storia di personalità che incontra ed influenza quella dell'altro nel transfert. Per questo ritengo essenziale una lunga formazione ( anche corporea) sul riconoscimento di quanto si proietta di proprio, di personale, sul paziente che non gli appartiene. Non possiamo essere eccessivamente distaccati ma nemmeno troppo coinvolgenti. Occorre un equilibrio straordinario tra il sentire, il capire ed il comunicare: una vera e propria arte del vivere e dell'incontro. Il bravo terapeuta assomma, inoltre, dati propri di creatività di capacità intuitiva ed oserei aggiungere anche capacità artistiche che creano quel mix di genialità nei grandi maestri con cui ho avuto la fortuna di conoscere e di formarmi. Infine l'esperienza di vita: un terapeuta coltivato in laboratorio è di fiato corto non può avere il guizzo , il talento che questo lavoro fatto a livelli ottimali può avere. Occorre pertanto una buona e lunga formazione fatta con guide di spessore umano e professionale nonché esperienze qualitative esistenziali. Il buon terapeuta è un viaggiatore dell'anima ed ama con curiosità la vita, il lavoro, l'amore e la conoscenza. Diceva il caro maestro Aldo Carotenuto : "la nostra professione è più vicina all'arte che alla scienza".
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sabato 26 novembre 2016
Il battibecco trova origine nell'ego
.
L'ego è quella struttura psichica che produce opinioni , modi di vedere, pensieri scontati e cristallizzati che l'individuo assume come "identità", come feticci che rappresentano all'esterno una sorta di status di personalità. Uno status spesso cronicizzato da anni di autoconferme (anche mal riposte) e di esperienze conflittuali. Capita che quando l'ego con le sue opinioni standardizzate incontra una fonte nuova diversa rispetto alle proprie ataviche inamovibili convinzioni passi subito allo scontro frontale, come se fosse l'ultima spiaggia da difendere per mantenere integra la propria personalità dalla minaccia della crisi d'identità: parte così il battibecco con l'esibizione muscolare dell'orgoglio. La dignità è invece "apertura", umiltà, accoglimento della diversità, del non conosciuto , del nuovo che sembra destabilizzarci. L'orgoglio e la presunzione risiedono nell'ego, e a livello psicosomatico nelle funzioni del collo e della cervicale. Non a caso il collo è la sede del narcisismo in psicologia corporea.
L'ego è quella struttura psichica che produce opinioni , modi di vedere, pensieri scontati e cristallizzati che l'individuo assume come "identità", come feticci che rappresentano all'esterno una sorta di status di personalità. Uno status spesso cronicizzato da anni di autoconferme (anche mal riposte) e di esperienze conflittuali. Capita che quando l'ego con le sue opinioni standardizzate incontra una fonte nuova diversa rispetto alle proprie ataviche inamovibili convinzioni passi subito allo scontro frontale, come se fosse l'ultima spiaggia da difendere per mantenere integra la propria personalità dalla minaccia della crisi d'identità: parte così il battibecco con l'esibizione muscolare dell'orgoglio. La dignità è invece "apertura", umiltà, accoglimento della diversità, del non conosciuto , del nuovo che sembra destabilizzarci. L'orgoglio e la presunzione risiedono nell'ego, e a livello psicosomatico nelle funzioni del collo e della cervicale. Non a caso il collo è la sede del narcisismo in psicologia corporea.
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